{"id":1663,"date":"2021-04-29T18:01:41","date_gmt":"2021-04-29T16:01:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.redipsi.com\/sito\/?p=1663"},"modified":"2021-05-02T13:05:31","modified_gmt":"2021-05-02T11:05:31","slug":"da-processo-per-stupro-ai-pregiudizi-di-oggi-quando-la-vittima-diventa-imputato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.redipsi.com\/sito\/2021\/04\/29\/da-processo-per-stupro-ai-pregiudizi-di-oggi-quando-la-vittima-diventa-imputato\/","title":{"rendered":"Da Processo per stupro ai pregiudizi di oggi: quando la vittima diventa imputato"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1663\" class=\"elementor elementor-1663\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7d231eb elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7d231eb\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-365d29d\" data-id=\"365d29d\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9b3815a elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"9b3815a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Da Processo per stupro ai pregiudizi di oggi: <br>quando la vittima diventa imputato<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-549ec3f elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"549ec3f\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-ac1ea2c\" data-id=\"ac1ea2c\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ad8864a elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"ad8864a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-medium\">Articolo di Gabriella Scaduto - Presidente Redipsi<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-afb158e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"afb158e\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-12e7312\" data-id=\"12e7312\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-90fe245 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"90fe245\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u201c<em>Io non sono il difensore di Fiorella, sono l\u2019accusatore, di un certo modo di fare processi per stupro<\/em>\u201d,\u00a0 parlava cos\u00ec, nel 1978, Tina Lagostena Bassi nell\u2019arringa di quello che divent\u00f2 noto all\u2019Italia intera come \u00a0Processo per stupro. \u00a0Fu con la prima ripresa televisiva di un processo, di questo processo, che venne alla luce l\u2019enorme pregiudizio sociale che circondava, ancora in quegli anni, la visione italica della donna. Dalla magistratura all\u2019uomo della strada dominava una visione sessista, manipolatoria e discriminatoria, capace, anche nei casi pi\u00f9 gravi, di portare rapidamente l\u2019opinione pubblica a vedere una in una povera donna, vittima di reato,\u00a0 la causa o peggio l\u2019autore del reato stesso. Una colpevolezza aprioristica verso il femminile e un \u201cocchio salvifico\u201d verso il maschile dominavano il pensiero comune.<\/p><p>Oggigiorno siamo convinti di aver superato certe dimensioni stereotipate e guardiamo spesso con sdegno e stupore a questo nostro recente passato. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec\u2019? Nel 1978 le madri, gli avvocati, e molti altri puntarono il dito su Fiorella, sui suoi costumi dissoluti e su una presunta colpevolezza che sembrerebbe a chiunque, se vista oggi, antiquata e superata. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che, ancora oggi, le parole di Tina Logestena Bassi risuonerebbero intrise di una triste attualit\u00e0.\u00a0 A dimostrarlo \u00e8 il dibattito recentemente sorto dopo alcune dichiarazioni pubbliche, di un noto padre in difesa del figlio, dove la donna, la vittima, \u00e8 stata letteralmente scaraventata al pubblico ludibrio e costretta nel ruolo di inputata solo par il suo fatto di essere donna. Oltre al danno la beffa, direbbe il popolo arguto. Un esempio di quello stesso doloroso pregiudizio di un tempo che, oltre a far male di per s\u00e9, in aggiunta risveglia e si accresce nell\u2019opinione pubblica. \u00a0La contemporaneit\u00e0 ha aggiunto la potenza e tutta la violenza che pu\u00f2 scaturire dai social e, da qui, ha dato il via a un infinito processo di vittimizzazione secondaria.<\/p><p>I processi dovrebbero essere sedi di garanzia, di equit\u00e0 e protezione, dovrebbero essere \u00a0lo specchio della societ\u00e0 stessa e delle sue regole di coesione e di equilibrio. Non possono e non dovrebbero\u00a0 mai trovarsi alla merc\u00e8 della rabbia sociale e del contagio della rete.\u00a0 I social media non possono diventare aule e, con essi, i follower adire a giudici e accusatori. Questa dimensione non protetta e non regolamentata \u00e8 assai pericolosa e fa tornare tutto il Paese indietro di anni, vanifica lotte e sacrifici per la conquista dei diritti fondamentali, dei diritti di tutti.<\/p><p>False istituzioni che accusano la vittima di mentire e le puntano il dito contro sono i pi\u00f9 grandi nemici contemporanei della libert\u00e0, della democrazia e delle istituzioni che le presidiano. Queste sono le realt\u00e0 che hanno portato l\u2019informazione a perdere credibilit\u00e0 e solidit\u00e0 e che, in poco tempo e con molte ripetizioni, facilmente trasformano una bugia in \u201cverit\u00e0\u201d.<\/p><p>Diciamolo, quanto affermato nel video di Beppe Grillo va contro molti principi alla base della tutela dei diritti dei pi\u00f9 fragili e della non discriminazione. Viola il principio stesso di protezione della vittima, i toni e i modi sottolineano una esplicita e volontaria violenza psicologica verso l\u2019altro(a) e contribuiscono a lanciare \u00a0un messaggio sociale che mortifica la donna in quanto tale.<\/p><p>Oltre a ci\u00f2, anche da un punto di vista psicologico, \u00e8 un assurdo. Trovare il coraggio di denunciare, la forza per sostenere un processo, per chiedere giustizia, non \u00e8 facile e richiede un giusto tempo psicologico di rielaborazione. Se non si considera ci\u00f2 il messaggio che rischia di passare \u00e8 che se la denuncia non \u00e8 immediata la persona, la donna non \u00e8 credile. \u00a0Non tenere conto dei meccanismi psicologici che stanno alla base di un vissuto traumatico \u00e8 una negazione stessa dei diritti elementari della vittima, \u00e8 un puro atto di violenza.<\/p><p>In un paese dove molti passi sono stati fatti nelle tutela dei diritti umani e dove le consocenze psicologiche sono sempre pi\u00f9 al seervizio della comunit\u00e0 non possiamo tornare indietro.<\/p><p>Il passato \u00e8 dietro l\u2019angolo e, cos\u00ec come accade per i diritti, non diamone per scontate le conquiste.<\/p><p>Basti pensare che fu solo nel 1996 che lo stupro venne considerato un reato contro la persona e non pi\u00f9 contro la morale, e che solo nel 1999 secondo una pronuncia della Cassazione, non si vi sarebbe stata violenza carnale su una donna per via del fatto che la stessa indossava i jeans al momento della violenza denunciata.<\/p><p>Allora qui, oggi, fra le righe dei quotidiani e nelle pieghe dei social network, torna quindi ad essere centrale un tema sociale e culturale antico come il mondo: il <em>victim blaming,<\/em> la colpevolizzazione della vittima.\u00a0 La donna come responsabile della violenza subita.<\/p><p>Ma allora siamo davvero una societ\u00e0 evoluta? O semplicemente ci piace pensarlo, dietro questa parvenza di modernit\u00e0 dove si parla costantemente di diritti? Nei social, nei programmi televisivi e sui giornali la libert\u00e0 e i diritti divengono parole magiche che mascherano il fatto che troppo spesso tutto ci\u00f2 che si vuole \u00e8 concesso, anche quando questo viola i diritti di un&#8217;altra persona.<\/p><p>Da queste considerazioni mi sono spesso interrogata su cosa la gente e l\u2019opinione comune pensi voglia dire \u201cdiritti umani\u201d e cosa significhi essere donna oggi. Le risposte che mi sono data sono molte, ma alla base vi \u00e8 una consapevolezza amara, quella di essere in un paese dove molte battaglie sono state fatte ma ancora molte sono da portare avanti, dove ancora purtroppo si colpevolizza la donna per essersela andata a cercare, di portare i jeans, di essere ubriaca, come se tale condizione desse <em>il diritto<\/em> a qualcuno di prendersi delle libert\u00e0 mai concesse.<\/p><p>Mi chiedo quindi come possiamo davvero garantire i diritti umani e, in questi, i diritti delle donne? Cosa fare se nel profondo di molti \u00e8 ancora cos\u00ec forte il pregiudizio discriminante? Come possiamo agire, da cittadini e da psicologi, se questi atteggiamenti non vengono corretti o condannati?<\/p><p>Ancora oggi ripenso a Tina Lagostena Bassi, alle sue parole e ancora oggi sono convinta che bisogna avere il coraggio di essere gli accusatori di un certo modo di fare i processi per stupro.<\/p><p>Gabriella Scaduto<\/p><p>Psicologa Psicoterapeuta<\/p><p>Presidente ReDiPsi Reti di Psicologi per i Diritti Umani<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIo non sono il difensore di Fiorella, sono l\u2019accusatore, di un certo modo di fare processi per stupro\u201d,\u00a0 parlava cos\u00ec, nel 1978, Tina Lagostena Bassi nell\u2019arringa di quello che divent\u00f2 noto all\u2019Italia intera come \u00a0Processo per stupro. \u00a0Fu con la prima ripresa televisiva di un processo, di questo processo, che venne alla luce l\u2019enorme pregiudizio sociale che circondava, ancora in quegli anni, la visione italica della donna. 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