Se a vincere è una donna
Due donne prendono un Nobel, e questo davvero non dovrebbe fare notizia, non dovrebbe segnalare alcuna anomalia nelle nostre aspettative, se l’insieme delle nostre opinioni e attese fosse tarato su un mondo pienamente egualitario. Invece no, non è così. Le nostre opinioni sono dialettiche, tumultuose, conflittuali; tese, a volte strappate, tra antinomie come pro e contro, tradizione e innovazione, maggioranza e minoranza; alcune nascono da sguardi invischiati nella Storia, altre da occhi che scrutano il futuro. È l’equilibrio tra i nostri bisogni di differenziazione e di identificazione a spingerci nell’arena rumorosa delle opinioni.
Tra tutte queste curvature, dunque, il fatto che l’Accademia Reale Svedese assegni l’ambito premio a due donne, nell’ambito della Chimica, per giunta, fa notizia, eccome: ecco perché nella maggior parte dei titoli non si parla dell’importanza della CRISPR, la tecnica introdotta dalle due scienziate, né del fatto che la scoperta, di grande portata sul piano pratico, sia stata fatta nell’ambito della ricerca di base (quella che più subisce tagli, quando si va a lavorare sui budget); su una testata nazionale, addirittura, la prof.ssa Jennifer Doudna e la prof.ssa Emmanuelle Charpentier, sono state rappresentate come le “Thelma e Louise del DNA”; come a dire: sono due ribelli, due fuggitive, due amiche in un’impresa disperata e fallimentare, ma eroica.
Attenzione, è importante sottolineare che con questo argomento non si vuole rivolgere un’accusa specifica a questo o a quel giornale, anche perché se il piglio fosse accusatorio al banco degli imputati dovrebbe finire buona parte della sfera pubblica italiana. Quando una giornalista o un giornalista scrivono, non lo fanno in modo autoreferenziale, bensì in stretta connessione con un pubblico che se ne sta lì, silente, una presenza immanente, che legge, commenta, loda o straccia l’articolo, quello che i semiologi chiamano il lettore implicito.
Il lettore implicito è il sociale, una sua porzione almeno, e se si tratta di testate nazionali il lettore implicito è il pensiero mainstream, secondo cui per davvero è strano che due donne vincano un premio Nobel. Del resto, lo spiega molto bene la psicologa sociale prof.ssa Mary Brewer: i pregiudizi si formano nell’incrocio di due assi di senso, calore e competenza, che in base alla loro intensità ne determinano il contenuto. Nella casella del pregiudizio delle donne, ossia quella dell’alto calore e della bassa competenza, prende forma il giudizio paternalistico.
In pratica, agli occhi del lettore implicito risulta strano che una donna possa qualificarsi per delle competenze, perché le donne sono concepite come persone vocate all’interiorità, al sentimento, all’affettività: generatrici di vita, la competenza di una donna può al massimo esprimersi come comprensione degli altri. Questo spiegherebbe in parte come mai ci siano così poche donne nell’ambito delle discipline STEM, e perché da Marie Curie in poi, le vincitrici del Premio Nobel della Chimica sono state solo cinque fino allo scorso anno, a fronte di centosettantanove colleghi uomini.