Cose di un altro mondo

Di Armando Toscano, tesoriere e observer nell’area Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, e Isabella Cadirola, coordinatrice dell’area Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

 

Pensiamo siano sempre in salute, forti, presi da questioni che a noi adulti paiono futili da non renderci conto che non è solo il corpo a cambiare, ma anche la loro psiche. L’adolescenza è un’età di trasformazioni, graduali o subitanee, continue o rivoluzionarie, sicuramente grandi. È un momento della vita delicato e forte al tempo stesso, estremo e conflittuale. Soprattutto, per noi adulti sembra difficile rappresentarci gli adolescenti al di fuori della lente dei nostri pregiudizi; e sono proprio questi, i pregiudizi, a renderci invisibili a volte i momenti di sofferenza.

La pandemia non sembra essere passata nelle vite dei ragazzi senza lasciare tracce. È quanto fotografa l’ultimo rapporto Unicef, interamente dedicato alla salute mentale, La condizione dell’infanzia nel mondo – Nella mia mente: promuovere, tutelare e sostenere la salute mentale dei bambini e dei giovani, dove si racconta che circa un adolescente su sette ha un disturbo mentale diagnosticato: un dato che sottostima la quantità di disturbi mentali effettivamente esistenti, dal momento che non tutti, anzi molti, non sono diagnosticati. Le percentuali maggiori sono in area MENA (Medio Oriente e Nord Africa), Europa Occidentale e Nord America, e nel 40% dei casi si tratta di problematiche riconducibili ad ansia e depressione.

Se la conseguenza della lettura di questi dati è però la nostra ansia allora abbiamo fallito. Non è affannandoci a cercare una cura che si risolve il problema, in quanto in una prospettiva di Diritti Umani e di Salute Mentale Globale questo non risolverebbe il primo, il più grande dei problemi: la disuguaglianza nella possibilità di accesso a percorsi di supporto e cura. Per questo è necessario maturare una visione sulla salute mentale disancorata dai nostri orizzonti e capace di guardare a ciò che la salute mentale rappresenta per i ragazzi di oggi, che sono gli adulti di domani.

Adolescenti e salute mentale: un rapporto maturo?

Nella nostra esperienza clinica abbiamo riscontrato nell’ultimo anno e mezzo un accesso maggiore di richiesta spontanea da parte di ragazze e ragazzi, mentre, prima della pandemia, era più frequente un invio da parte dell’istituzione scolastica, dei genitori o dei pediatri, che rilevavano una difficoltà durante questo periodo di crisi fisiologica della vita. Sembra, nel piccolo del nostro studio, che i ragazzi stiano sviluppando una maggiore dimestichezza nel parlare di salute mentale e nel percepire l’intervento psicologico come possibile e meno stigmatizzante di quanto non lo sia talvolta per gli adulti.

Questa proattività nella ricerca della consapevolezza di sé lascia, però, spesso gli adulti spiazzati, spaventati, con sensi di colpa per non aver svolto adeguatamente il proprio ruolo, preoccupati di non riuscire a sostenere i vissuti di ragazzi e ragazzi. Per ridurre la percezione di essere travolti da questa intensità emotiva ci si trova spesso, come adulti di riferimento, a rispondere svalutando, ridimensionando, banalizzando, offrendo soluzioni pratiche distanti dalla loro esperienza, oppure esasperando la propria paura e preoccupazione.

È importante, al fine di rendere accessibile il diritto alla salute mentale agli adolescenti, che i primi a farsi carico della propria di salute mentale, siano quindi  gli adulti, tra cui genitori, insegnanti, allenatori; che anche noi per primi diventiamo promotori di una cultura del benessere psicologico.

Per fare questo è quindi necessario uscire da una prospettiva adulto-centrica e permettere, da un lato, di incuriosirci della cultura adolescente, che si sviluppa attraverso linguaggi, immagini, relazioni, regole sociali, territori, riti e tradizioni nettamente diversi da quelli da noi conosciuti; dall’altro interessarci autenticamente del ragazzo o ragazza che abbiamo davanti, al suo modo, unico e soggettivo, per questo prezioso, di leggere il mondo e la propria esperienza.

Se è vero che siamo stati tutti adolescenti, è anche vero che solamente loro sono adolescenti oggi.